ASSOCIAZIONI: L’IVA PUO’ ATTENDERE

La legge di Bilancio 2022 ha rinviato al 1° gennaio 2024 l’applicazione delle novità introdotte, in sede di conversione del decreto Fisco-Lavoro, per gli enti associativi. Le novità riguardano la ridefinizione del trattamento impositivo di alcune operazioni, con passaggio (a talune condizioni) dal regime di esclusione dal campo di applicazione dell’IVA a quello di esenzione dall’IVA. 

Secondo le modifiche apportate dal comma 15-quater alla legge sull’Iva (dpr 633/72) al fine di allineare la normativa nazionale a quella dell’UE e superare le censure della Commissione europea, le prestazioni di servizi e le cessioni di beni effettuate in conformità alle finalità istituzionali da associazioni, dietro pagamento di corrispettivi specifici o di contributi supplementari, nei confronti dei propri soci, associati o partecipanti, non rappresentano più operazioni escluse dal campo di applicazione dell’Iva (come stabiliva l’abrogato quarto comma dell’art. 4).  

Di conseguenza, dette operazioni rientrano ora nel mondo dell’imposta, al pari delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi a titolo oneroso poste in essere dalla generalità dei soggetti passivi.  

Il nuovo quarto comma dell’articolo 10, aggiunto dal predetto comma 15-quater, accorda però alle operazioni effettuate dalle anzidette associazioni il trattamento di esenzione dall’imposta, ma subordinatamente alla condizione di “non provocare distorsioni della concorrenza a danno delle imprese commerciali soggette all’Iva”.  

Per effetto di tali modifiche, quindi, la numerosa e variegata platea degli enti non profit, peraltro composta in buona misura da associazioni rette da volontari non propriamente esperti di diritto e fisco, da un giorno all’altro è stata posta di fronte non solo alla necessità di aprire la posizione Iva ed attivare, eventualmente, la relativa contabilità e gli adempimenti del caso, ma soprattutto all’interrogativo dell’applicabilità o meno del trattamento di esenzione dal tributo, in ragione della sussistenza o meno di un requisito, quello della distorsione della concorrenza, del tutto nuovo per l’ordinamento interno, il cui accertamento, stando alla scarna giurisprudenza dell’UE, è tutt’altro che semplice. 

Appare quindi più che opportuna la moratoria fino al 2024 concessa dalla legge di bilancio: due anni durante i quali si potranno approfondire tutte le problematiche collegate all’assoggettamento all’Iva, prima tra tutte la valutazione dei presupposti per l’esenzione, e prepararsi adeguatamente alla novità.